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– Agosto 2017 –

Cass. SS.UU. 5 luglio 2017

Con la recente Sentenza 16601 del 5 Luglio 2017, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno riconosciuto la conformità all’ordine pubblico interno delle sentenze straniere che liquidano danni punitivi od esemplari sulla base di un approfondito quando condivisibile ragionamento circa l’evoluzione della funzione del risarcimento del danno nell’Ordinamento italiano.

In sintesi estrema, le S.U. osservano come accanto alla preponderante e primaria funzione compensativo riparatoria dell’istituto (che immancabilmente lambisce la deterrenza) è emersa negli ultimi anni nell’Ordinamento Italiano una natura polifunzionale  della responsabilità civile, che si proietta verso più aree, tra cui sicuramente principali sono quella preventiva (o deterrente o dissuasiva) e quella sanzionatorio-punitiva.

In quest’ottica le S.U., anche ricorrendo a recenti precedenti di sezioni semplici del  Supremo Collegio e della Corte Costituzionale, censiscono una pluralità di disposizioni in materia di risarcimento del danno da cui emerge la menzionata natura polifunzionale dell’istituto.

Al riguardo vengono opportunamente citati l’art. 124 del Codice della Proprietà Industriale in materia di misure correttive e sanzioni civili; l’art. 131, del Codice del Consumo, che eleva la “gravità del fatto” a criterio risarcitorio; l’art. 709-ter c.p.c., nn. 2 e 3, in materia di inadempienze agli obblighi di affidamento della prole; l’art. 614-bis c.p.c., che contempla il potere del giudice di fissare una somma pecuniaria per ogni violazione ulteriore o ritardo nell’esecuzione del provvedimento, “tenuto conto del valore della controversia, della natura della prestazione, del danno quantificato o prevedibile e di ogni altra circostanza utile“; l’art. 114 del d.lgs. 104/2010, redatto sulla falsariga della norma appena ricordata, che attribuisce analogo potere al giudice amministrativo dell’ottemperanza; l’art. 18, comma 14, dello Statuto dei Lavoratori, ove, a fronte dell’accertamento dell’illegittimità di un licenziamento di particolare gravità, la mancata reintegrazione è scoraggiata da una sanzione aggiuntiva; l’art. 31 della Legge 392/1978, per il quale il locatore pagherà una somma in caso di recesso per una ragione poi non riscontrata; l’Art. 4 del D.L. 259/2006 in tema di pubblicazione di intercettazioni illegali; il d.lgs. 7/2016 (artt. 3 – 5), che ha abrogato varie fattispecie di reato previste a tutela della fede pubblica, dell’onore e del patrimonio e, se i fatti sono dolosi, ha affiancato al risarcimento del danno, irrogato in favore della parte lesa, lo strumento afflittivo di sanzioni pecuniarie civili, con finalità sia preventiva che repressiva; l’art 12, L. 47/1948, che prevede una somma aggiuntiva a titolo riparatorio nella diffamazione a mezzo stampa; l’art. 96, comma 3, c.p.c., che consente la condanna della parte soccombente al pagamento di una “somma equitativamente determinata“, in funzione sanzionatoria dell’abuso del processo (nel processo amministrativo l’art. 26, comma 2, del d.lgs. 2 luglio 2010, n. 104); l’art. 28 del d.lgs n. 150/2011 sulle controversie in materia di discriminazione, che dà facoltà al giudice di condannare il convenuto al risarcimento del danno tenendo conto del fatto che l’atto o il comportamento discriminatorio costituiscono ritorsione ad una precedente azione giudiziale ovvero ingiusta reazione ad una precedente attività del soggetto leso volta ad ottenere il rispetto del principio della parità di trattamento.

Vi è dunque secondo le S.U., anche a livello costituzionale un riscontro della cittadinanza nell’ordinamento di una concezione polifunzionale della responsabilità civile, la quale risponde soprattutto a un’esigenza di effettività della tutela (cfr. Corte Cost. 238/2014 e Cass. n. 21255/13), che in molti casi resterebbe sacrificata nell’angustia di una concezione monofunzionale dell’istituto.

Da ultimo occorre dare conte che le Sezioni Uniti, pur riconoscendo la natura sempre più polifunzionale della responsabilità civile, che consente, appunto, il riconoscimento di sentenze straniere che prevedono la liquidazione di danni punitivi, evidenzia espressamente come ciò non significhiche l’istituto aquiliano abbia mutato la sua essenza e che questa curvatura deterrente/sanzionatoria consenta ai giudici italiani che pronunciano in materia di danno extracontrattuale, ma anche contrattuale, di imprimere soggettive accentuazioni ai risarcimenti che vengono liquidati“.

(foto by Pixabay)