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– Agosto 2017 –

Il datore di lavoro può trovarsi nella necessità di inviare una lettera al al lavoratore – ad es. un trasferimento, una contestazione disciplinare o un licenziamento – ma a volte risulta difficile portare a termine la consegna.

In questi casi la giurisprudenza è venuta incontro all’impresa per disinnescare comportamenti non sempre corretti.

Vediamo alcuni principi utili.

L’irreperibilità al domicilio indicato

E’ stata ritenuta validamente consegnata al lavoratore la lettera di licenziamento anche nell’ipotesi in cui il postino non gliel’abbia consegnata avendone rilevato l’irreperibilità (Tribunale di Torino 16 gennaio 2017 n. 49 est. Robaldo)

Le considerazioni sviluppate sono state le seguenti:

– il domicilio del lavoratore non era stato variato rispetto a quello in precedenza dal medesimo indicato;

– il postino si era recato a tale indirizzo e non aveva trovato il nominativo del lavoratore tra i domiciliati nello stabile;

– deve escludersi che il datore di lavoro avesse l’onere di inviare una seconda raccomandata, posto che il domicilio del lavoratore non era mai variato.

Ha precisato il Tribunale che il “datore di lavoro ha fatto tutto quanto in suo potere  per mettere il lavoratore in condizione di ricevere la lettera di licenziamento, mentre, dall’altro, il ricorrente non ha allegato né comunque offerto di provare che la mancata ricezione della missiva non sia a lui stesso imputabile (disponendo in senso contrario l’attestazione di irreperibilità fatta dall’addetto al recapito, il quale si presume che si sia recato in loco e ivi non abbia rinvenuto il nominativo (…)”.

Assenza del lavoratore al momento della consegna della raccomandata

La giurisprudenza ha ritenuto che a norma dell’art. 1335 c.c., la comunicazione si presume conosciuta dal momento in cui giunge al domicilio del destinatario, ossia, nel caso in cui la lettera raccomandata non sia stata consegnata per assenza del destinatario e di altra persona abilitata a riceverla, dal momento del rilascio del relativo avviso di giacenza presso l’ufficio postale (Cass. 24/04/2003 n. 6527).

Rifiuto del lavoratore di ricevere la comunicazione tentata a mani nel luogo di lavoro

Il rifiuto del destinatario di ricevere una comunicazione non esclude che la stessa debba ritenersi regolarmente avvenuta, trattandosi di un atto unilaterale recettizio che non sfugge al principio generale per cui il rifiuto della prestazione da parte del destinatario non può risolversi a danno dell’obbligato, ed alla regola della presunzione di conoscenza dell’atto desumibile dall’art. 1335 c.c. (cass. 18 settembre 2009 n.20272)

In questo caso si suggerisce la redazione di un verbale  in calce a una copia della lettera nella quale si da atto dei dettagli della lettura della lettera e della tentata consegna, alla presenza di testimoni che pure sottoscrivono il verbale stesso.

(Foto by Pixabay)