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– Ottobre 2017 – 

di Isabella Beccaria – © RIPRODUZIONE RISERVATA 

L’AIGLI (Associazione Internazionale Giuristi di Lingua Italiana) ha tenuto a Bologna  nello scorso mese di settembre 2017 il proprio Congresso Nazionale annuale, dal titolo “Contratto e attività d’impresa nel digitale (problemi e soluzioni nel commercio elettronico oggi)”

Il convegno, al quale ho partecipato non solo per la mia appartenenza da lunghi anni all’AIGLI –  che ritengo sia un’associazione unica nel suo genere – ma anche spinta da curiosità personale sul trattamento operato in vari stati europei ed extraeuropei a questa materia nata da poco ed in via di continua evoluzione, si è manifestato per me oltremodo interessante sotto diversi profili.

Vorrei citarne uno: quello dell’arbitrato on line.

Relatore sull’argomento Risoluzione dei conflitti nel commercio elettronico è stato il Prof. Mauro Rubino Sammartano, Presidente della Corte Arbitrale Europea, che ha esordito segnalando il “mutamento drammatico” dell’arbitrato, istituto nel quale la decisione, pur basata solitamente su principi rigorosi di diritto, si affida anche ad un approfondimento diretto con le parti e abbraccia elementi la cui valutazione ponderata solo nella calma di un arbitrato può aver luogo e non nell’affanno di una corte .

Nell’arbitrato on line la decisione è lasciata alla tecnologia informatica quindi ad un’intelligenza artificiale e pertanto utilizzando uno strumento basato sulla potenza di immagazzinamento di dati, quindi sulla capacità di recepire dati su scambi virtuali, e  che prescinde da qualsiasi valutazione concreta del caso di specie.

In pratica, quando la controversia verta sull’adeguata informativa data all’acquirente dal venditore, il software elabora varie offerte ed è programmato per intervenire quando si riduce la distanza tra tali offerte. In tale momento emette automaticamente una decisione mediana tra le ultime di esse, ovvero una decisione che tenga conto nella risoluzione della vertenza, di situazioni analoghe.

L’arbitrato on line è particolarmente utile per controversie di modico valore, riguardanti contratti on line. In realtà tale strumento è ampiamente usato: si pensi che le controversie relative al commercio di eBay risolte tramite l’adozione di tale tipologia di arbitrato sono state nell’arco di un solo anno 60.000.

A questo punto si impone una riflessione metagiuridica: perché le controversie di modico valore – diciamo  di importo non superiore a qualche centinaio di euro, per le quali le lungaggini della giustizia sono un deterrente ad agire – invece che al Giudice di Pace, spesso oberato da molto lavoro e pertanto limitato oggettivamente nella propria attenzione non vengono risolte da un arbitrato on line?

Forse la varietà del contenzioso è tale che richiederebbe la predisposizione di software molto complessi e costosi?

Forse perché, in particolare nel nostro Paese, vi è sempre un qualcosa di “umano” alla base di una vertenza – anche se di modico importo, tale da non consentire ad un giudice virtuale di “fare giustizia” nel reale senso della parola?

Però, perché non farci un pensiero?