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(articolo di Manuel Capurro)

Nel cassare la sentenza della Corte di Appello di Venezia che aveva negato protezione alle famose statuine a forma di angelo della società Thun sulla base della Legge sul Diritto di Autore, la Suprema Corte (Cassazione 23/3/2017 n. 7477) osserva che, a seguito dell’intervenuta modifica dell’Art. 2 della Legge Autore ad opera dell’Art. 22 del D.Lgs. n 95/2001, si è operato un duplice modifica della Legge sul Diritto d’Autore, che da un lato ha riguardato le opere individuate al n. 4 dell’Art. 2, cioè le opere della scultura, della pittura, dell’arte del disegno, della incisione e delle arti figurative similari, compresa la scenografia, per le quali la novella ha eliminato l’inciso “anche se applicate all’industria, sempre che il loro valore artistico sia scindibile dal carattere Industriale del prodotto al quale sono associate”, e dall’altro ha riguardato l’introduzione di una ulteriore categoria di opere suscettibili di protezione secondo il diritto d’autore: cioè le opere del disegno industriale che presentino di per sè carattere creativo e valore artistico ora contemplate dal nuovo n. 10 dell’Art. 2.

In forza di detto intervento normativo la tutela autorale è oggi accordata anche alle opere di disegno industriale che in precedenza ne erano escluse in ragione della impossibilità di separare il loro valore artistico dalla connotazione industriale del prodotto per il quale erano concepite.

Secondo la Cassazione, la caratteristica propria delle opere di cui al n. 10 dell’Art. 2 L. aut. (opere del disegno industriale) risiede nel fatto che esse, a differenza di quelle figurative, rientranti nella categoria di cui al n. 4 dello stesso Art. 2, trovano la loro collocazione nella fase progettuale di un oggetto destinato a una produzione seriale, quale è quella industriale.

Le due ipotesi (quella di cui al n. 4 e quella di cui al n. 10) si pongono, quindi, su di un piano di reciproca esclusione, dal momento che, diversamente, non sarebbero state oggetto di distinte previsioni.

L’opera di design industriale risulta essere, così, tutelabile alle condizioni indicate  a norma del n. 10 dell’Art. 2, consistenti nel carattere creativo e nel contenuto artistico dell’opera).

L’opera del design industriale non è, invece, tutelabile in base al n. 4 dell’Art. 2, ipotesi che, per differenziarsi da quella testè menzionata, non può che riferirsi a un prodotto della semplice creatività – identificabile attraverso il suo autore, e declinato nella forma figurativa – che deve trovare espressione in un solo esemplare o in un numero limitato di esemplari, destinato a un mercato differente, sicuramente più ristretto, rispetto a quello cui sono indirizzati i beni oggetto della produzione industriale.

Dunque, non è opera dell’arte figurativa, a norma del n. 4 dell’Art. 2, il modello immediatamente riferibile a un operatore economico che lo riproduca su ampia scala, in modo standardizzato e in un quantitativo di copie potenzialmente indeterminato, per destinarlo, direttamente o indirettamente, a un mercato di largo consumo.

La Cassazione correttamente evidenzia come il concetto giuridico di creatività sufficiente per la protezione autoriale delle opere della scultura, della pittura, dell’arte del disegno, della incisione e delle arti figurative similari non coincide con quello di creazione, originalità e novità assoluta, riferendosi, per converso, alla personale e individuale espressione di un’oggettività appartenente alle categorie elencate, in via esemplificativa, nell’art. 1 L. aut., di modo che un’opera dell’ingegno riceva protezione a condizione che sia riscontrabile in essa un atto creativo, seppur minimo, suscettibile di manifestazione nel mondo esteriore: con la conseguenza che la creatività non può essere esclusa soltanto perchè l’opera consiste in idee e nozioni semplici, ricomprese nel patrimonio intellettuale di persone aventi esperienza nella materia (Cass. 28 novembre 2011, n. 25173; Cass. 12 marzo 2004, n. 5089).

Con riferimento al valore artistico necessario per la tutela delle opere del disegno industriale la Cassazione sottolinea, invece, come esso sfugga a una definizione che abbia l’attributo dell’esaustività, risultando tuttavia possibile indicare parametri oggettivi, non necessariamente concorrenti, di cui il giudice di merito debba tener conto: il riconoscimento, da parte degli ambienti culturali ed istituzionali, circa la sussistenza di qualità estetiche ed artistiche, l’esposizione in mostre o musei, la pubblicazione su riviste specializzate, l’attribuzione di premi, l’acquisto di un valore di mercato così elevato da trascendere quello legato soltanto alla sua funzionalità ovvero la creazione da parte di un noto artista (Cass. 13 novembre 2015, n. 23292).

Secondo la Cassazione, quindi, la Corte di merito non poteva negare il valore artistico delle creazioni di Thun sulla scorta del rilievo per cui esse consisterebbero in “oggetti meramente decorativi e connotati da gradevolezza estetica, ma non certo configurabili come vere e proprie creazioni artistiche”.

Tanto meno poteva essere condivisibile l’affermazione per cui i modelli in questione risulterebbero connotati “da una forma facilmente riproducibile in modo seriale e su larga scala, non potendo ritenersi manifestazioni di una particolare intuizione espressiva e di uno stile fortemente individuale dell’autore, in quanto riprodotte da anni in migliaia di esemplari e senza autonomo valore nel mercato dell’arte”, e ciò proprio perché una tale considerazione finiva proprio per vanificare il senso dell’intervento legislativo posto in atto col D.Lgs. n. 95 del 2001, dal momento che rendeva di fatto non proteggibile tutte le opere di design industriale.

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