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– a cura di Filippo Capurro – Maggio 2022 –

Segnalo Cass. 29/05/2024 n. 15025 ord.  che dichiara rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 14, comma 2, DL n. 104/2020 (proroga del blocco dei licenziamenti durante l’emergenza pandemica) per contrasto con l’art. 3 Cost. in relazione alla posizione dei dirigenti.

In sintesi i passaggi logici:

1.
L’interpretazione costituzionalmente conforme di una norma di legge si fonda sul principio di supremazia costituzionale che impone all’interprete di optare, fra più soluzioni astrattamente possibili, per quella che renda la norma conforme a Costituzione.

2.
Non è un’interpretazione astrattamente possibile quella di estendere il blocco dei licenziamenti individuali ai dirigenti, a cagione del primato del criterio ermeneutico letterale (art. 12 disp. prel. c.c.). Infatti la norma di blocco dei licenziamenti individuali fa riferimento all’art. 3, L. 604/1966 che non si applica ai dirigenti per quanto disposto dall’art. 10.

3.
La diretta conseguenza è che per i licenziamenti individuali dei dirigenti la legislazione dell’emergenza pandemica presenta una lacuna normativa, che non è possibile colmare mediantel’analogia, stante la specialità della norma.

4.
Ai fini del divieto temporaneo dei licenziamenti non sussiste alcuna diversità fra individuale e collettivo, dal momento che la differente procedura non ha alcun rilievo rispetto alla sua ratio di ordine pubblico: evitare l’impatto della pandemia sull’occupazione.

5.
La discrezionalità del legislatore è, per definizione libera e insindacabile a condizione che sia ragionevole, ovvero, che la norma sia adeguata e congruente rispetto alla finalità perseguita dal legislatore. E in questo caso l’asimmetria che si determina è irragionevole.

6.
Infatti non può condividersi la tesi secondo cui il divieto di licenziamento si accompagnerebbe indissolubilmente al costo del lavoro a carico della collettività mediante la CIGS. Se così fosse i dirigenti sarebbero licenziabili anche collettivamente (cosa esclusa dalla normativa emergenziale).

7.
Peraltro insensato è imporre al datore di lavoro un sacrificio maggiore (divieto di licenziamenti collettivi dei dirigenti) e non uno minore (divieto di licenziamento individuale). 

8.
L’omessa previsione di questo sacrificio “minore”, da un lato, e – dall’altro – l’impossibilità letterale di interpretare la norma in discorso (art. 14, co. 2, d.l. n. 104/2020, conv. in L. n. 126/2020) in modo da ricomprendere nel blocco anche il licenziamento individuale del singolo dirigente intimato per ragioni oggettive, impongono a questa Corte di sollevare rispetto a detta norma la questione di legittimità costituzionale

La pronuncia è stata seguita Cass. 29/05I2024 n. 15030 ord. che negli stessi termini ha operato circa l’art. 46, DL 18/2020 sempre per contrasto con l’art. 3 Cost.

Per un quadro d’insieme sulla tematica rinvio ai miei lavori:

“Ancora una pronuncia sul licenziamento individuale dei dirigenti in periodo di blocco Covid-19”

“Licenziamento del dirigente durante il blocco Covid: legislatore inconsapevole o solo in vena di indovinelli?”

“Licenziamento individuale del dirigente: due ulteriori pronunce (discordanti) sul blocco emergenziale”

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