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Cass. 24 Febbraio 2016 n. 3646

In caso di trasferimento d’azienda, i debiti contratti dall’alienante nei confronti degli istituti previdenziali per l’omesso versamento dei contributi obbligatori ed esistenti al momento della cessione, costituiscono debiti inerenti all’esercizio dell’azienda e restano soggetti alla disciplina dettata dall’art. 2560 c.c., senza che possa operare l’automatica estensione di responsabilità all’acquirente prevista dal co. 2 dell’art. 2112 c.c.

La Suprema Corte ha stabilito che i lavoratori non vantano diritti di credito verso il datore di lavoro per l’omesso versamento delle ritenute, che invece costituiscono obbligazioni inerenti l’esercizio dell’impresa e restano soggetti alla disciplina dell’art. 2560 cod. civ., circa i “debiti relativi all’azienda ceduta”. Ne consegue che la società cessionaria non è legittimata passiva della pretesa creditoria dell’istituto previdenziale dopo il trasferimento d’azienda.

I giudici di legittimità hanno, infatti, precisato che la solidarietà tra alienante e acquirente è limitata ai soli crediti di lavoro del dipendente e non è estesa ai crediti di terzi, quali devono ritenersi gli enti previdenziali, e che il lavoratore non ha diritti di credito verso il datore di lavoro per l’omesso versamento dei contributi obbligatori (salvo quello puramente eventuale relativo al risarcimento dei danni nell’ipotesi prevista dal co. 2 dell’art. 2116 cod.civ.), essendo estraneo al cosiddetto rapporto contributivo, che intercorre fra l’ente previdenziale e il datore di lavoro.