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– a cura di Filippo Capurro – Agosto 2019 –

L’art. 2110 del codice civile dispone che, in caso di malattia – oltre che di infortunio, gravidanza o puerperio – il rapporto di lavoro viene sospeso e che il datore di lavoro non può licenziare il lavoratore malato se non sia scaduto il termine di conservazione del posto (cosiddetto “periodo di comporto“) previsto dai contratti collettivi o, in mancanza, dagli usi o secondo equità.

In altre parole, il lavoratore non può essere licenziato per il semplice fatto di essere malato salvo che la malattia si protragga oltre detto termine.

La pronuncia che qui segnalo (Cass. 17/04/2019 n. 10725 ord.) afferma il principio per il quale, prima del superamento del periodo di comporto, il dipendente malato può richiedere la fruizione delle ferie già maturate, al fine di evitare il licenziamento che conseguirebbe al decorso del comporto stesso.

Tuttavia viene precisato che non vi è l’obbligo del datore di lavoro di accogliere tale richiesta, in presenza di sue esigenze organizzative.

Secondo Cass. 03/03/2009 n. 5078, il lavoratore ha la facoltà di sostituire alla malattia la fruizione delle ferie, maturate e non godute, allo scopo di sospendere il decorso del periodo di comporto, dovendosi escludere una incompatibilità assoluta tra ferie e malattia; in tali casi non sarebbe costituzionalmente corretto precludere il diritto alle ferie in ragione delle condizioni psico-fisiche inidonee al loro pieno godimento – non potendo operare, a causa della probabile perdita del posto di lavoro conseguente al superamento del comporto, il criterio della sospensione delle stesse e del loro spostamento al termine della malattia – perché si renderebbe così impossibile la effettiva fruizione delle ferie. Spetta poi al datore di lavoro, cui è generalmente riservato il diritto di scelta del tempo delle ferie, di dimostrare – ove sia stato investito di tale richiesta – di aver tenuto conto, nell’assumere la relativa decisione, del rilevante e fondamentale interesse del lavoratore ad evitare in tal modo la possibile perdita del posto di lavoro per scadenza del periodo di comporto.

Quindi si ha riguardo a un contemperamento delle esigenze aziendali con il menzionato interesse del lavoratore, da valutarsi caso per caso.

Sempre sul licenziamento per superamento del periodo di comporto aggiungo qualche osservazione che potrebbe essere di interesse.

a) Secondo alcuni contratti collettivi  il lavoratore può chiedere al fine di evitare il superamento del periodo di comporto, la concessione di un periodo di aspettativa non retribuita. Qualora, come in questo caso, il lavoratore possa usufruire di altre regolamentazioni legali o contrattuali che gli consentano di evitare la risoluzione del rapporto per superamento del periodo di comporto, il datore di lavoro, secondo alcune pronunce, non è tenuto a concedergli le ferie (Cass. 08/11/2000 n. 14490). 

b) Se il contratto collettivo non lo prevede, il datore di lavoro non è obbligato ad avvertire preventivamente il lavoratore dell’imminente scadenza del periodo di comporto (Cass. 17/08/2018 n. 20761). 

c) Circa la tempestività del licenziamento per superamento del periodo di comporto, il datore di lavoro può attendere il rientro in servizio del lavoratore prima di procedere con la risoluzione del rapporto, anche nel caso in cui il periodo di comporto sia già stato superato (Cass. 15/11/2011 n. 24899).

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