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Cass. 15 gennaio 2015 n. 617

È licenziabile il dipendente dell’Agenzia delle Entrate che presta attività di consulenza fiscale verso propri clienti.

La Suprema Corte ha confermato la decisione della Corte d’appello di Trieste che ha ritenuto giustificato il licenziamento di un dipendente dell’Agenzia delle Entrate al quale è stata addebitata un’attività di consulenza fiscale “per ben 16 clienti” (condotta valutata come grave dall’amministrazione e comunque capace di far venir meno la fiducia nel lavoratore). 

In relazione alla doglianza del lavoratore – improntata sulla presunta violazione dell’articolo 63 del D.P.R. n. 3 del 1957 – gli Ermellini hanno osservato che il giudice di merito ha correttamente sostenuto che “la procedura di diffida si inserisce nell’ipotesi di valutazione d’incompatibilità tra la permanenza in servizio e lo svolgimento di attività non consentite e non nella diversa ipotesi che si sia in presenza di una contestazione avente natura essenzialmente disciplinare”. Tale assunto trova un supporto decisivo nel principio giurisprudenziale secondo cui “l’istituto della decadenza dal rapporto di impiego – come disciplinato dagli articoli 60 e seguenti del Dpr 3/57 – è applicabile ai dipendenti di cui all’articoli 2, commi secondo e terzo, del DLgs 165/01, in forza dell’espressa previsione contenuta nell’articolo 53, comma primo, dello stesso decreto; e, poiché attiene alla materia dell’incompatibilità, è estraneo all’ambito delle sanzioni e della responsabilità disciplinare di cui all’articolo 55 dello stesso testo normativo”. 

Pertanto, “la pluralità delle condotte contestate al dipendente giustificano il licenziamento per giusta causa per la loro gravità”, e il ricorso dell’ex dipendente delle Entrate è stato rigettato, con condanna alle spese del giudizio.