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Cass. 2 settembre 2014 n. 18522

L’indennità sostitutiva del preavviso ex articolo 2118, II c., c.c. spetta in ogni caso di recesso dal rapporto di lavoro a tempo indeterminato in cui non vi sia stato il preavviso lavorato, a prescindere dalla dimostrazione dell’effettiva sussistenza di un danno per la parte receduta.

La Suprema Corte di Cassazione ha considerato legittimo il licenziamento in tronco ai danni di un benzinaio, a seguito di un violento scatto d’ira nei confronti del suocero del suo datore di lavoro, conclusosi nel lancio delle chiavi.

Inoltre, ha contestualmente chiarito che dall’esame dell’articolo codicistico si desume il tentativo del legislatore di porre rimedio, “con valutazione ex ante e liquidazione forfettaria, alle conseguenze che l’immediata cessazione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato determina per la parte receduta, che sono per il lavoratore quella di reperire un’altra occupazione e per il datore di sostituire il dipendente dimissionario”: ne consegue che la formulazione tassativa della disposizione “impone di ritenere che l’indennità spetta in ogni caso in cui non vi sia stato un preavviso lavorato, a prescindere dalla dimostrazione dell’effettiva sussistenza di un danno a carico della parte receduta”.