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– a cura di Filippo Capurro, Angelo Beretta e Alessia Capella – Luglio 2021 – 

È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 155 del 30/06/2021, il Decreto-Legge 30/06/2021, n. 99  “Misure urgenti in materia fiscale, di tutela del lavoro, dei consumatori e di sostegno alle imprese”

Esso è entrato in vigore dal giorno stesso della sua pubblicazione.

1. AMMORTIZZATORI SOCIALI

(a) Proroga dei trattamenti di integrazione salariale emergenziale per il settore della moda e del tessile allargato

[Art. 4, comma 2, DL 99/2021]

La misura è riferita alle seguenti imprese del settore industria:

  • industrie tessili (codice ATECO 13);
  • confezioni di articoli di abbigliamento e di articoli in pelle e pelliccia (codice ATECO 14);
  • fabbricazione di articoli in pelle e simili (codice ATECO 15);

Tali categorie di imprese possono sospendere o ridurre l’attività lavorativa e presentare per i lavoratori in forza al 30/06/2021, domanda di CIGO con causale Covid-19 (di cui agli artt. 19 e 20 del “Decreto Cura Italia”).

La durata massima è di 17 settimane nel periodo compreso tra il 01/07/2021 al 31/10/2021.

Il trattamento è esente da contributo addizionale.

Per le predette aziende è prevista però la proroga del divieto di licenziamento di cui si dirà tra poco.

(b) Proroga della Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (in deroga)

[Art. 40 bis, comma 1, DL 73/2021 (Decreto Sostegni Bis), introdotto dall’art. 4, comma 8, DL 99/2021 (“Decreto Lavoro e Imprese”)]

Per le imprese industriali, comprese le edili e quelle del settore lapideo è concesso un trattamento straordinario di integrazione salariale per un periodo massimo di 13 settimane da utilizzare nell’arco temporale tra il 01/07/2021 e il 31/12/2021.

Dal tenore letterale della formulazione legislativa, l’operatività di tale misura è subordinata all’impossibilità di ricorrere ai trattamenti di integrazione salariale previsti dal d.lgs. n. 148/2015, essenzialmente per esaurimento del plafond massimo di fruizione degli ammortizzatori previsto per tali aziende dalla normativa vigente (Cigo/Cigs).

Questa misura è sgravata dal contributo addizionale, è garantita entro un limite di spesa (€ 351 milioni per l’anno 2021) e  può essere richiesta anche per far fronte a situazioni di particolare difficoltà economica rappresentate e gestite dal ministero dello Sviluppo economico.

Per i datori di lavoro che fruiscono di questa integrazione salariale rimarrà in vigore il divieto di licenziamento  per la durata del predetto trattamento di integrazione salariale, fruito entro il 31/12/2021.

 

2. LICENZIAMENTI

Combinando il “Decreto Sostegni”, il “Decreto Sostegni Bis” e il “Decreto Lavoro e Imprese”, la situazione attuale di blocco dei licenziamenti è la seguente:

(a) Datori di lavoro soggetti al regime degli ammortizzatori Covid di Cassa integrazione guadagni in deroga (CIGd), dell’assegno ordinario (FIS) e della CISOA

[Art. 8, commi 10-11, DL 41/2021 (“Decreto Sostegni”)]

In pratica per le imprese piccole e dei settori del terziario e agricolo.

Il blocco opera fino al 31/10/2021 indipendentemente dall’uso degli ammortizzatori.

(b) Datori di lavoro che usufruiscono entro il 31/12/2021 di CIGO e CIGS NON COVID (imprese di industria e costruzioni)

[Art. 40, comma 4, DL 73/2021 (“Decreto Sostegni bis”)]

Si tratta del trattamento di integrazione previsto daI Decreto Sostegni bis che introduce un’agevolazione per l’utilizzo della Cassa integrazione guadagni ordinaria e straordinaria – prevista dalla normativa generale di cui al d.lgs. 148/2015 e quindi con causali NON COVID-19 e ovviamente riferita ai datori di lavoro che rientrano nell’ambito di applicazione di tali ammortizzatori – dal 01/07/2021 al 31/12/2021.

E’ previsto l’esonero dal pagamento del contributo addizionale (peraltro già non dovuto per la causale “eventi oggettivamente non evitabili” ai sensi dell’art. 13, comma 3, d.lgs. 148/2015!).

Il blocco opera per tutta la durata della fruizione del trattamento di integrazione salariale.

Il comma 4 dell’art. 40 fa riferimento “al datore di lavoro” e dunque, stando al tenore letterale della norma, la richiesta e la successiva fruizione di ammortizzatori NON COVID-19 (ai sensi del d.lgs. 148/2015) per una sola unità produttiva sembrerebbe produrre il “blocco” dei licenziamenti nell’impresa nel suo complesso.

(c) Datori di lavoro che usufruiscono dello sgravio contributivo entro il 31/12/2021 (turismo, stabilimenti termali e del commercio)

[Art. 43, comma 2, DL 73/2021 (“Decreto Sostegni bis”)]

Si tratta dello sgravio contributivo fino al 31/12/2021, previsto daI Decreto Sostegni bis per i datori di lavoro dei settori del turismo, degli stabilimenti termali e del commercio.

Ai menzionati datori di lavoro che abbiano beneficiato dell’esonero, si applica il blocco dei licenziamenti fino al 31/12/2021.

(d) Settore industria: in particolare industrie tessili, dell’abbigliamento e delle pelli

[Art. 4, comma 4, DL 99/2021 (“Decreto Lavoro e Imprese”)]

Per le predette aziende è prevista però la proroga del divieto di licenziamento fino al 31/10/2021, divieto che – stando al tenore della norma – sembrerebbe operare a prescindere dalla effettiva fruizione degli ammortizzatori sociali.

Il menzionato art. 4, comma 4, DL 99/2021 dispone che “Ai datori di lavoro di cui al comma 2, resta precluso fino al 31 ottobre 2021 l’avvio delle procedure di cui agli articoli 4, 5 e 24 della legge 23 luglio 1991, n. 223 e restano altresì  sospese le procedure pendenti avviate successivamente al 23 febbraio 2020 … Fino  alla  medesima data di cui al primo periodo, resta altresì preclusa al datore di lavoro, indipendentemente dal numero dei dipendenti, la  facoltà di recedere dal contratto per giustificato  motivo  oggettivo  ai  sensi dell’articolo 3 della  legge  15  luglio  1966,  n. 604 e restano, altresì, sospese le procedure in corso di cui all’articolo 7 della medesima legge”. 

Il precedente comma 2 fa però riferimento ai “datori di lavoro delle industrie tessili, delle confezioni di articoli di abbigliamento e di articoli in pelle e pelliccia, e delle fabbricazioni di articoli in pelle e simili” chesospendono o riducono l’attività lavorativa potendo presentare “domanda di concessione del trattamento ordinario di integrazione salariale”.

La norma, dunque, sembrerebbe fare menzione delle aziende che sospendono o riducono l’attività lavorativa, ossia ad un comportamento attivo delle aziende interessate. Questa interpretazione letterale porterebbe a ritenere che coloro che non richiedano i trattamenti di integrazione salariale non siano soggetti all’estensione del divieto. In realtà l’interpretazione che in tutta probabilità sarà adottata è quella per cui non si può licenziare comunque e a prescindere dalla circostanza che sia stata o meno fruito l’ammortizzatore. Questo anche in considerazione dell’Avviso Comune del 29/06/2021 di cui si parlerà tra poco.

(e) Datori di lavoro dell’industria ed edili che fruiscono delle ulteriori 13 settimane di CIGS (in deroga)

[Art. 40 bis, comma 2, DL 73/2021 (“Decreto Sostegni Bis”), introdotto dall’art. 4, comma 8 DL 99/2021 (“Decreto Lavoro e Imprese”)]

Come si è  visto, i datori di lavoro industriali che non possano fruire della degli ammortizzatori sociali previsti dalla normativa generale, possano fruire di 13 settimane di CIGSd fino al 31/12/2021, senza contributo addizionale.

Per i datori di lavoro che fruiscono di tale ammortizzatore sociale rimarrà in vigore il divieto di licenziamento per la durata del trattamento.

A questo punto, giacché le imprese fruitrici di CIGd sono bloccate nei licenziamenti comunque fino al 31/10/2021  questo blocco parrebbe riferito al periodo successivo e comunque solo in caso d’uso.

(f) Datori di lavoro che hanno sottoscritto accordi sindacali di solidarietà per la riduzione dell’orario di lavoro finalizzato al mantenimento dei livelli occupazionali

[Art. 40, comma 1, DL 73/2021 (“Decreto Sostegni Bis”)]

I datori di lavoro che, avendo subito nel primo semestre del 2021 un calo di fatturato del 50% rispetto al primo semestre del 2019 e avendo sottoscritto accordi sindacali di solidarietà per la riduzione dell’orario di lavoro (finalizzato al mantenimento dei livelli occupazionali nella fase di ripresa delle attività dopo l’emergenza epidemiologica), hanno diritto a fruire di 26 settimane di Cassa integrazione guadagni straordinaria in deroga entro il 31/12/2021, alternativamente alle misure ordinarie.

Per i datori di lavoro che hanno sottoscritto tali accordi sindacali e fruiscono dell’ammortizzatore, il blocco dei licenziamento è operativo per la durata dell’accordo di solidarietà.

 

Quanto all’ambito di estensione, il divieto di licenziamento conferma le già note preclusioni, indipendentemente dai limiti dimensionali:

  • divieto di procedure di licenziamento collettivo: resterà precluso ai datori di lavoro l’avvio delle procedure di licenziamento collettivo di cui agli articoli 4, 5 e 24 della Legge 23/07/1991, n. 223 e restano altresì sospese le procedure pendenti avviate successivamente alla data del 23/02/2020;
  • divieto di licenziamenti per giustificato motivo oggettivo: resterà preclusa altresì ai datori di lavoro, indipendentemente dal numero di dipendenti, la facoltà di intimare licenziamenti per giustificato motivo oggettivo ai sensi dell’art. 3 della Legge 15/07/1966, n. 604. Resteranno sospese le procedure in corso davanti all’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

Nessuna modifica è stata prevista in riferimento ai casi di non operatività del blocco e quindi si potrà procedere a effettuare licenziamenti solo nelle ipotesi eccezionali disciplinate dalla normativa previgente (nostro precedente contributo al Link).

3. AVVISO COMUNE TRA GOVERNO E PARTI SOCIALI

Vi è poi l’avviso comune di “presa d’atto” firmato tra Governo e Parti Sociali all’esito del lungo dibattito sul superamento del blocco dei licenziamenti il 29/06/2021.

In esso si legge quanto segue:

“Le parti sociali alla luce della soluzione proposta dal Governo sul superamento del blocco dei licenziamenti, si impegnano a raccomandare l’utilizzo degli ammortizzatori sociali che la legislazione vigente ed il decreto legge in approvazione prevedono in alternativa alla risoluzione dei rapporti di lavoro. Auspicano e si impegnano, sulla base di principi condivisi, ad una pronta e rapida conclusione della riforma degli ammortizzatori sociali, all’avvio delle politiche attive e dei processi di formazione permanente e continua”.

L’intesa parla di alternativa a tutte le risoluzioni dei rapporti di lavoro, quindi non solo le procedure collettive ma anche i licenziamenti individuali. Vi è dunque da domandarsi se vi sia o meno un obbligo del datore di lavoro, prima di licenziare, di attivare l’ammortizzatore sociale, o per lo meno, in caso di impugnazione del licenziamento, di giustificare adeguatamente perché abbia scelto di non farvi uso.

4. ULTERIORI MISURE IN MATERIA DI RAPPORTO DI LAVORO

Tra le ulteriori misure previste dal Decreto Lavoro e Imprese e finalizzate a contrastare gli effetti dell’emergenza COVID-19, si segnalano inoltre le seguenti:

  • l’istituzione di un Fondo per il finanziamento delle attività di formazione dei lavoratori in Cassa integrazione guadagni (CIG) e Nuova assicurazione sociale per l’impiego (NASPI) (art. 4, comma 11);
  • il rifinanziamento della c.d. “Nuova Sabatini”, finalizzato al sostegno di investimenti produttivi delle piccole e medie imprese per acquisto di beni strumentali.