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– Agosto 2017 – di Filippo Capurro – © RIPRODUZIONE RISERVATA PER AGI – AVVOCATI GIUSLAVORISTI ITALIANI

Ove il lavoratore utilizzi anche solo dinanzi a terzi, i compagni di lavoro, espressioni diffamatorie nei confronti del datore di lavoro, mediante la piattaforma skype dal pc aziendale, non viola la privacy il datore di lavoro che ne sia venuto a conoscenza non per avere forzato o aperto posta riservata (la password è stata data dal ricorrente al datore su sua richiesta), ma per l’apertura automatica del programma che ha mostrato i messaggi offensivi, è legittimo il licenziamento per giusta causa intimato dalla società e non ritorsivo.

Così si è pronunciato il Tribunale di Genova 6 febbraio 2017 n. 72 est. Ravera

In particolare il Tribunale afferma che:

“(…) le frasi riportate nella lettera di contestazione sono oggettivamente offensive. Esprimono un giudizio negativo sia sul datore di lavoro sia sull’organizzazione e travalicano ogni ragione di critica: tra l’altro alcune espressioni ingiuriose (testa di cazzo, puttana) sono del tutto gratuite (non reattive) e vanno oltre una coloritura di espressione che il linguaggio comune tollera”.

Viene inoltre ritenuto significativo che:

“Tali espressioni sono state inoltre indirizzate dal ricorrente non ai diretti interessati ma a terzi, compagni di lavoro, con ciò ledendo ancora di più quella fiducia che connotare il rapporto du lavoro, perché idonee a dare, all’interno dell’azienda, una SVALUTAZIONE delle persone preposte alla loro conduzione (con evidente intento diffamante)”.

Interessante è anche l’affermazione per la quale:

“Il clima aziendale infine non può costituire una scrutinante ad espressioni oggettivamente, tra l’altro neppure espresse come reazione immediata a comportamenti sartoriali, asseritamente lesive dei propri diritti”

Quanto al profilo dell’acquisizione dell’espressione in violazione della privacy, precisa il giudice che:

“(…) se è vero che l’account era personale, è però emerso dall’istruttoria che computer non era privato ma dell’azienda, che dovevano essere fatto su di essi delle manutenzioni e che skype si apriva all’avviamento del computer stesso e soprattutto che skype veniva utilizzato per le comunicazioni tra i lavoratori, l’azienda e gli altri dipendenti come piattaforma comune di scambio messaggi (…)”.

Il tema delle comunicazioni tra lavoratori tramite piattaforme informatiche sarà sempre più attuale alla luce del suo costante aumento; si pensi ad esempio all’uso sempre più intenso di whatsapp all’interno dei team di lavoro e delle reti commerciali.

(Foto by Pixabay, rielaborata da Beccaria e Capurro)

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