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– Dicembre 2023 –

a cura di Filippo Capurro

LA PRONUNCIA

Cass. 13/11/2023 n. 31471 ord.

IL PERIMETRO

La questione riguardava il licenziamento per inidoneità sopravvenuta del lavoratore divenuto disabile nel corso del rapporto di lavoro. 

RIFERIMENTI NORMATIVI

Art. 18, comma 1, 4 e 7, L. 300/1970;
Art. 42, d.lgs. 81/2008;
Art. 1464 c.c.

I “PASSAGGI” SALIENTI

Si legge nella pronuncia su diversi aspetti:

  Il tipo di tutela
“La Corte territoriale è pervenuta a qualificare il licenziamento effettivamente come discriminatorio per ragioni di handicap. Ciononostante non ha accordato (…) la tipica tutela avverso un licenziamento discriminatorio (e quindi nullo), ossia la reintegrazione c.d. piena, per la semplice quanto dirimente ragione che la tutela da lui invocata era la reintegrazione c.d. attenuata” (ndr: L. n. 300 del 1970, art. 18, commi 7 e 4)

L’accertamento d’ufficio
“E’ vero che la questione della discriminatorietà del motivo è stata affrontata d’ufficio dalla Corte territoriale, ma è altresì vero che essa si fonda sui medesimi fatti acquisiti al processo. In definitiva, i giudici d’appello hanno escluso che la ragione addotta per licenziare potesse integrare un giustificato motivo oggettivo, ragionando in termini di tutela della disabilità (e paventando altrimenti una discriminatorietà per ragioni di handicap), che era un tema già affrontato sin dalla fase c.d. sommaria del giudizio di primo grado. Quindi il contraddittorio è stato rispettato.”

La questione degli artt. 41 Cost. e 1464 c.c.
“Il motivo è inammissibile, perché non si confronta in alcun modo con la specifica motivazione addotta dalla Corte territoriale in termini di specialità della disciplina del licenziamento del disabile (v. supra, punti d), e), f), g), h), i)), che esclude l’applicabilità di quella civilistica del contratto in generale di cui all’art. 1464 c.c.” 

I ragionevoli accomodamenti
“(…) quand’anche la conservazione del rapporto di lavoro del (…) comporti costi aggiuntivi in considerazione della sua ridotta produttività (dovuta a ragioni di salute), nondimeno questo non sarebbe di per sé sufficiente ad escludere l’esistenza di “accomodamenti ragionevoli” (che in astratto possono consistere anche nell’adibizione del lavoratore a diverse mansioni, pure inferiori), i quali vengono meno solo laddove comportino un sacrificio economico sproporzionato del datore di lavoro.”

OSSERVAZIONI

  • Come si legge, l’inquadramento della fattispecie nella discriminazione comporterebbe (in astratto) l’applicazione dell’art. 18, comma 1, L. 300/1970 (tutela reintegratoria piena) e non del combinato disposto dei commi 4 e 7, (tutela reintegratoria attenuata) che, in realtà – ricordiamolo – disciplinano specificamente  il licenziamento per inidoneità sopravvenuta illegittimamente effettuato;
  • ricordo che, se invece il datore di lavoro effettuasse il licenziamento indotto senza colpa da un’accertamento medico poi modificato in giudizio,  quanto meno potrebbe richiedere la riduzione del risarcimento al minimo di 5 mensilità. Sul punto si veda su questo sito F. Capurro “La quantificazione del danno nel caso di  “incolpevole” illegittimità del licenziamento” .