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– a cura di Angelo Beretta

Gli impianti audiovisivi non possono essere installati in presenza del semplice consenso dei lavoratori, lo ribadisce la Suprema Corte con la sentenza 38882 del 24 agosto 2018.

Secondo la Terza Sezione (penale) della Corte di Cassazione il consenso dei lavoratori non è causa esimente dalla contravvenzione (sanzione penale) di cui agli art. 4 e 38, L. 300/1970.

I fatti presi in considerazione nella pronuncia risalgono al giugno 2015 e quindi si aveva applicazione ancora del vecchio testo dell’art. 4, L. 300/1970.

Tuttavia, per l’aspetto che qui interessa, la morfologia della norma è rimasta invariata in quanto da un lato è rimasto invariata la necessità di un percorso autorizzativo, sindacale o amministrativo dei sistemi che consentano un controllo a distanza, laddove ammissibili e, dall’altro, l’illecito penale è rimasto in vigore  (art. 171, d. lgs. 196/2003).

Per quale motivo i giudici della Suprema Corte ritengono che il consenso dei lavoratori non è di per sé solo sufficiente? Perché i dipendenti sono considerati dal legislatore i soggetti deboli del rapporto di lavoro subordinato. La maggiore forza economico-sociale dell’imprenditore, può pertanto essere controbilanciata solo dalle Organizzazioni Sindacali o dai funzionari dell’Ispettorato, ossia da soggetti che non hanno alcun timor nei confronti del datore di lavoro.

Scarica Cassazione Sez III 24 agosto 2018  n. 38882

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