ScaricaStampa

Dopo la  Circolare 10/08/2022 n. 4dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL), è stata emanata la Circolare 20/09/2022 n. 19 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali contenente  indicazioni su taluni specifici profili degli obblighi informativi introdotti dal Decreto Legislativo n. 104 del 27 giugno 2022 (cosiddetto “Decreto Trasparenza) in materia di condizioni di lavoro trasparenti e prevedibili.

La Circolare si sofferma su singoli aspetti del Decreto. In particolare:

• Su alcuni specifici obblighi informativi:
1. Congedi:
2. Retribuzione;
3. Orario di lavoro programmato;
4. Previdenza e assistenza;

• Sulle modalità di comunicazione degli obblighi informativi.

•Sugli ulteriori obblighi informativi nel caso di utilizzo di sistemi decisionali o di monitoraggio automatizzati.

• Sulle prescrizioni minime relative alle condizioni di lavoro:
1. durata massima del periodo di prova;
2. cumulo di impieghi;
3. prevedibilità minima del lavoro
4. transizioni a forme di lavoro più prevedibili, sicure e stabili;
5. formazione obbligatoria.

•Sulle misure di tutela.

•Disposizioni transitorie.

Vi sono certamente profili che appaiono contraddittori.

Da un lato il Ministero afferma che:
“L’obbligo informativo non è assolto con l’astratto richiamo delle norme di legge che regolano gli istituti oggetto dell’informativa, bensì attraverso la comunicazione di come tali istituti, nel concreto, si atteggiano, nei limiti consentiti dalla legge, nel rapporto tra le parti, anche attraverso il richiamo della contrattazione collettiva applicabile al contratto di lavoro.”

Quindi parrebbe che  non basti un mero richiamo alle fonti esterne al contratto individuale per assolvere – dove esse prevedano – l’obbligo informativo.

Poi però il Ministero aggiunge:
“A ben vedere, una chiara indicazione sulla effettività e sulla concretezza dell’obbligo informativo si ricava dall’articolo 3 del d.lgs. n. 152/1997, secondo cui «Il datore di lavoro (…) comunicano per iscritto al lavoratore, entro il primo giorno di decorrenza degli effetti della modifica, qualsiasi variazione degli elementi di cui agli articoli 1, 1-bis e 2 che non derivi DIRETTAMENTE dalla modifica di disposizioni legislative o regolamentari, ovvero dalle clausole del contratto collettivo».

Sicché l’art. 3 – dal quale si dovrebbe ricavare la “effettività” e la “concretezza” dell’informazione – dicendo che le variazione di legge e di contratto non vanno comunicate, valorizza dette fonti quali autonomo bacino di informazione.