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– a cura di Filippo Capurro, Angelo Beretta e Alessia Capella – Marzo 2021 – 

Il 22/03/2021 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il testo del Decreto Legge 22/03/2021 n. 41  (c.d. “Decreto Sostegni”).

Approfondiamo di seguito le principali disposizioni in materia di Diritto del Lavoro e di sostegno a imprese e a privati.

INDICE

RAPPORTO DI LAVORO

1. Ammortizzatori sociali

2. Divieto di licenziamento

3. Proroga e rinnovo dei contratti a termine

4. Lavoratori fragili

5. NASpI

INCENTIVI MIRATI

6. Fondo sociale per occupazione e formazione

7. Indennità per lavoratori stagionali, a tempo determinato e sportivi

SOSTEGNO ALL’IMPRESA, AI PROFESSIONISTI E AL TERZO SETTORE

8. Contributo a fondo perduto in  favore  degli  operatori  economici

9. Fondo autonomi e professionisti 

10. Sostegno enti del terzo settore

SOSTEGNO ALLE PERSONE E ALLE FAMIGLIE

11. Reddito di Cittadinanza

12. Reddito di Emergenza

 

RAPPORTO DI LAVORO

1. AMMORTIZZATORI SOCIALI

[Art. 8, commi da 1 a 7]

Viene prevista, a favore dei datori di lavoro che rientrano nel relativo campo di applicazione, la possibilità di usufruire di ulteriori 13 settimane di Cassa integrazione guadagni ordinaria (CIGO) con causale Covid-19, nel periodo compreso tra il 01/04/2021 e il 30/06/2021, per le imprese che sospendono o riducono l’attività lavorativa per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da Covid-19.

Viene altresì prevista, a favore dei datori di lavoro che rientrano nel relativo campo di applicazione, la possibilità di usufruire di ulteriori 28 settimane di Cassa integrazione guadagni in deroga (CIGd) o di assegno ordinario (FIS) con causale Covid-19, nel periodo compreso tra il 01/04/2021 e il 31/12/2021, per le imprese che sospendono o riducono l’attività lavorativa per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da Covid-19.

Per i trattamenti sopra indicati, come era già previsto nella Legge di Bilancio per gli ammortizzatori sociali dalla stessa disposti, non è previsto alcun contributo addizionale a carico del datore di lavoro.

Inoltre non è previsto alcun meccanismo che imputi i periodi di ammortizzatore sociale fruiti successivamente al 31/03/2021 e richiesti ai sensi della legge di Bilancio 2021 ai nuovi periodi introdotti per il periodo dal 01/04/2021 in poi dal Decreto Sostegni.

La questione non si porrebbe per la CIGO, posto che le 12 settimane della legge di Bilancio 2021 sono fruibili nel primo trimestre del 2021 e le 13 del decreto Sostegni nel secondo trimestre.

Viceversa per l’assegno ordinario (FIS) e la cassa integrazione in deroga (CIGd), oltreché per la CISOA la questione ha rilievo. Infatti le 12 settimane previste dalla Legge di Bilancio 2021 sono fruibili in un arco temporale incluso tra il 01/01/2021 e il 30/06/2021, che si sovrapporrebbero in parte al periodo dal 01/04/021 e il 31/12/2021, in cui sono fruibili le 28 settimane previste dal Decreto Sostegni.

Sembra quindi che via sia la possibilità dal 01/04/2021 in poi di godere, qualora non ancora esaurite, sia delle 12 settimane previste dalla legge di Bilancio 2021 che delle 28 settimane introdotte dal DL Sostegni.

Le domande di accesso agli ammortizzatori sociali dovranno essere presentate entro la fine del mese successivo a quello in cui ha avuto inizio la sospensione e/o la riduzione dell’attività lavorativa. In fase di prima applicazione, tale termine di decadenza è fissato entro la fine del mese successivo a quello di entrata in vigore del Decreto Sostegni la Legge di Bilancio (i.e. 30/04/2021).

In caso di pagamento diretto da parte dell’INPS, i datori di lavoro saranno tenuti ad inviare all’INPS tutti i dati necessari per il pagamento o per il saldo dell’integrazione salariale entro la fine del mese successivo a quello in cui è collocato il periodo di integrazione salariale ovvero, se posteriore, entro il termine di trenta giorni dall’adozione del provvedimento di concessione. In sede di prima applicazione, tale termine è rinviato al trentesimo giorno successivo a quello di entrata in vigore della Legge di Bilancio (i.e. 21/04/2021). Il mancato rispetto dei predetti termini trasferisce direttamente in capo al datore di lavoro l’onere del pagamento e dei relativi oneri.

Al fine di razionalizzare il sistema di pagamento delle integrazioni salariali riconducibili all’emergenza epidemiologica da Covid-19, i menzionati trattamenti salariali possono essere concessi sia tramite pagamento diretto della prestazione da parte dell’INPS, sia tramite anticipo da parte del datore di lavoro alla fine di ogni periodo di paga salvo rimborso da parte dell’INPS o conguagliato con altri contributi dovuti e prestazioni corrisposte (ai sensi dell’articolo 7 d. lgs. 148/2015).

Quanto alla copertura complessiva per CIGO, CIDG e Assegno Ordinario per l’anno 2021, gli importi passano da Euro 5,3338 miliardi previsti dalla Legge di Bilancio a Euro 6,1283 miliardi.

2. DIVIETO DI LICENZIAMENTO

[Art. 8, commi 9-11]

E’ prorogata fino al 31/06/2021 la disciplina già in vigore sul blocco dei licenziamenti.

Il divieto di effettuare licenziamenti ha natura oggettiva e riguarda tutti i datori di lavoro a prescindere dal requisito dimensionale.

Non possono:

  • essere avviate procedure di licenziamento collettivo, e rimangono conseguentemente sospese quelle avviate dal 23/02/2020 in poi;
  • procedere al licenziamento individuale per motivi oggettivi (art. 3 legge 604/1966) o riattivare una procedura ex art. 7 della Legge 604/1966 sospesa a causa del Covid-19.

Con una formulazione per la verità non del tutto chiara, la norma precisa che il predetto blocco ai licenziamenti si protrae fino al 31/10/2021 solo per i datori di lavoro soggetti al regime della Cassa integrazione in deroga (CIGd), dell’assegno ordinario (FIS) e della CISOA (in pratica le imprese piccole e dei settori del terziario e agricolo), le quali, come si è visto, avranno a disposizione 28 settimane di ulteriori ammortizzatori COVID-19 anziché le sole 13 concesse alle altre imprese [Così la (seconda) versione della relazione illustrativa pubblicata sul sito del Senato nella quale si legge: “il comma 10 prevede, per i soli datori di lavoro di cui ai commi 2 e 8, ovvero per coloro che possono fruire dei trattamenti di integrazione salariale Cigd, assegno ordinario e Cisoa con causale Covid-19, un ulteriore blocco dei licenziamenti dal 1° luglio 2021 al 31 ottobre 2021″].

Rimangono invariate le eccezioni già previste e quindi ammettono il licenziamento:

a) le ipotesi in cui il personale interessato dal recesso, già impiegato nell’appalto, sia riassunto a seguito di subentro del nuovo appaltatore in forza di legge, di C.C.N.L., o di clausola del contratto di appalto;

b) le ipotesi di per cessazione definitiva dell’attività, conseguente – o meno – alla messa in liquidazione della società senza continuazione, anche parziale, dell’attività, nei casi in cui nel corso della liquidazione non si configuri la cessione di un complesso di beni o attività che possano configurare un trasferimento d’azienda;

c) le ipotesi di fallimento, quando non sia previsto l’esercizio provvisorio dell’impresa, ovvero ne sia disposta la cessazione. Nel caso in cui l’esercizio provvisorio sia disposto per uno specifico ramo dell’azienda, sono esclusi dal divieto i licenziamenti riguardanti i settori non compresi nello stesso;

d) le ipotesi di accordo sindacale che preveda l’uscita su base volontaria dei lavoratori. L’accordo sindacale deve essere stipulato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale (quindi non necessariamente Rsa / Rsu) e la deroga opera limitatamente ai lavoratori che aderiscono al predetto accordo. A detti lavoratori è comunque riconosciuto il trattamento di NASpI.

Non rientrano nell’ambito del divieto:

  • i licenziamenti per motivi soggettivi: giusta causa e  giustificato motivo soggettivo;
  • i licenziamenti in prova;
  • i licenziamenti per superamento del periodo di comporto;
  • i licenziamenti per raggiungimento del limite massimo di età per la fruizione della pensione di vecchiaia, atteso che la prosecuzione fino ai 70 anni discende da un accordo tra le parti e non è un diritto potestativo del dipendente (Cass. SS.UU. 04/09/2015 n. 17589);
  • i licenziamenti (individuali) dei dirigenti: qualche dubbio per i licenzianti per giustificatezza oggettiva potrebbe peraltro essere lecito (ritiene illegittimi tali licenziamenti l’ordinanza del Trib. Roma 26/02/2021 est. Conte );
  • i licenziamenti dei lavoratori domestici (in quanto ad nutum);
  • i licenziamenti degli apprendisti al termine del periodo di apprendistato ai sensi dell’art. 2118 c.c. (art. 41, comma 4, d.lgs. 81/2015), nonché, ci pare possa ritenersi, nell’apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, per mancato raggiungimento degli obiettivi formativi (art. 41, comma 3, d.lgs. 81/2015).

Viceversa rimangono preclusi i licenziamenti per inidoneità sopravvenuta, che si tende a ritenere rientrante nell’ambito del giustificato motivo oggettivo. In questo senso anche la Nota INL 24/06/2020 n. 298

Nessun cenno alla revoca del licenziamento, che seguirà dunque le regole generali (art. 18, comma 10, L. 300/1970 e art. 5, d.lgs. 23/2015).

3. PROROGA E RINNOVO DEI CONTRATTI A TERMINE

[Art. 17]

La tecnica normativa utilizzata, come accadde per il Decreto Agosto e per la Legge di Bilancio, consiste nell’intervento sull’art. 93 DL 34/2020 (Decreto Rilancio). In pratica si sposta la data ivi contenuta dal 31/03/2021 al 31/12/2021.

Tale disposizione riguarda sia i contratti a termine ordinari che quelli conclusi a scopo di somministrazione.

Fino al 31/12/2021, prosegue la facoltà di prorogare o rinnovare – ovviamente consensualmente – i contratti di lavoro a termine, oltre la durata dei 12 mesi e senza una delle causali contenute nell’art. 19, comma 1, d.lgs. 81/2015 [ossia a) esigenze temporanee e oggettive, estranee all’ordinaria attività, b) esigenze di sostituzione di altri lavoratori, c) esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, dell’attività ordinaria].

Ciò può avvenire una sola volta e per un periodo massimo (ulteriore rispetto alla durata originaria) di 12 mesi.

Molto importante è però che la norma precisa che non si terrà inoltre conto dei rinnovi e delle proroghe già avvenute. 

Resta salva la durata massima complessiva del contratto pari a 24 mesi, come pure la possibilità del rinnovo oltre i 24 mesi effettuato presso l’Ispettorato del lavoro ai sensi dell’articolo 19, comma 3, d.lgs. 81/2015 (cd. “contratto assistito”).

La precisazione che il rinnovo o la proroga privi di causale siano consentiti solo una volta va intesa nel senso che sono comunque ammesse ulteriori proroghe o rinnovi, se effettuate nel rispetto delle regole ordinarie.

Peraltro può ritenersi che l’ulteriore deroga in commento alla normativa vigente riguardi solo i rapporti di lavoro a tempo determinato in essere alla data di entrata in vigore del decreto, e non anche le stipulazioni di nuovi contratti che potranno intervenire nel prosieguo dell’anno. 

Richiamiamo l’attenzione sul fatto che il 31/12/2021 è la data ultima entro cui si può sottoscrivere l’accordo di proroga o il rinnovo, ma il contratto rinnovato o prorogato può ritenersi possa proseguire anche oltre tale scadenza, fino a un massimo di ulteriori 12 mesi.

Altro aspetto, rilevante con riguardo al rinnovo del contratto a termine effettuato entro il 31/12/2021, è la possibilità di non applicare l’obbligo del cd. stop and go, ossia del quel periodo di vacanza obbligatoriamente previsto tra due contratti di lavoro a tempo determinato [così la Nota INL 16/09/2020 n. 713  che interpreta in modo ampio la parte della (identica precedente) norma ove recita “in deroga  all’articolo  21  del  decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81”]

Va in ogni caso segnalato che la normativa generale (art. 20, comma 1, lett. c, d.lgs. 81/2015 – Testo Unico dei Contratti) prevede che l’apposizione del termine al contratto non è ammessa presso unità produttive nelle quali sono operanti una sospensione del lavoro o una riduzione dell’orario in regime di cassa integrazione guadagni, che interessano lavoratori adibiti alle mansioni cui si riferisce il contratto a tempo determinato. L’art. 19 bis del DL 18/2020 (“Cura Italia”) – che aveva introdotto la prima apertura emergenziale ai rinnovi e alle proroghe a causali dei contratti a termine – escludeva l’applicazione di tale divieto. Tale esclusione non è tuttavia contenuta nelle norme successive. Pare dunque legittimo almeno il dubbio sul fatto che sia possibile prorogare o rinnovare contratti a termine in base alla deroga, ove il datore di lavoro stia utilizzando ammortizzatori sociali che appunto interessino lavoratori adibiti alle mansioni cui si riferisce il contratto a tempo determinato.

4. DISPOSIZIONI IN FAVORE DEI LAVORATORI FRAGILI

[Art. 15]

Viene estesa per il periodo dal 01/03/2021 al 30/06/2021 l’applicazione delle disposizioni previste dall’art. 26, comma 2, Decreto “Cura Italia” in favore dei lavoratori (sia pubblici che privati) fragili e/o con disabilità grave.

Viene invece estesa per il periodo dal 16/10/2020 al 30/06/2021 l’applicazione delle disposizioni previste dall’art. 26, comma 2 bis, Decreto “Cura Italia” in favore dei lavoratori (sia pubblici che privati) fragili e/o con disabilità grave.

Tali norme dispongono:

  1. che i lavoratori fragili svolgano di norma la prestazione lavorativa in modalità agile, anche, ove occorra, attraverso l’adibizione a diversa mansione ricompresa nella medesima categoria o area di inquadramento o lo svolgimento di specifiche attività di formazione professionale anche da remoto (art. 26, comma 2 bis, Decreto “Cura Italia”);
  2. in caso ciò non sia possibile, permane l’equiparazione del periodo di assenza al ricovero ospedaliero, con percepimento del relativo trattamento economico, per i dipendenti in possesso di idonea certificazione che attesti l’esistenza di una condizione di rischio derivante da immunodepressione o da esiti da patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita o da disabilità grave (art. 26, comma 2, Decreto “Cura Italia”);
  3. tali periodi non sono computabili ai fini del comporto, né incidono sull’indennità di accompagnamento eventualmente percepita dal lavoratore con grave disabilità da parte dell’INPS.

La riattivazione delle tutele previste dal “Cura Italia” (D.L. n. 18/2020) ripara un vuoto legislativo che si era creato nel periodo compreso dal 16/10/2020 al 31/12/2020 e successivamente al 28/02/2021, per il venir meno della copertura normativa all’uopo prevista.

Infatti, in assenza di una norma specifica, la mera sorveglianza precauzionale per i soggetti fragili, non configurando un’incapacità temporanea al lavoro per una patologia in fase acuta, non comporta il riconoscimento della tutela previdenziale della malattia comune.

Naturalmente, in caso di malattia conclamata da Covid-19, il lavoratore fragile è anche temporaneamente incapace al lavoro, con diritto ad accedere alla malattia per compensare la perdita di guadagno.

Si ribadisce in ogni caso che lavoro agile e ricovero ospedaliero sono misure fra loro alternative. Pertanto se il lavoratore fragile è in smart working non può chiedere di assentarsi dal lavoro fruendo dell’assimilazione dell’assenza al ricovero ospedaliero, in assenza dei presupposti previsti dalla legge.

E’ infine confermato il divieto di monetizzare le ferie non fruite a causa di assenze dal servizio dovute a ricovero ospedaliero. 

5. NASpI

[art. 16]

Nuove agevolazioni anche in tema di requisiti di accesso alla NASpI, le quali dispongono l’introduzione di una deroga provvisoria. 

Limitatamente al periodo dal 23/03/2021 al 31/12/2021 viene esteso il diritto al percepimento dell’indennità anche in assenza del requisito delle 30 giornate di lavoro effettivo nei 12 mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione.

Il percepimento della NASpI rimane invece vincolato alla sussistenza dei restanti requisiti di cui al d.lgs. 22/2015: a) stato di disoccupazione, b) 13 settimane di contributi nei 4 anni precedenti il periodo di disoccupazione.

 

INCENTIVI MIRATI

6. FONDO SOCIALE PER OCCUPAZIONE E FORMAZIONE

[Art. 9] 

Il Decreto Sostegni dispone il rifinanziamento del Fondo Sociale per occupazione e formazione istituito presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali:

(i) Euro 400 milioni per l’anno 2021;

(ii) Euro 80 milioni per l’anno 2022.

Trattasi di importi rilevanti, tenuto conto della finalità del Fondo medesimo, avente l’obiettivo di finanziare misure straordinarie di politica attiva del lavoro per sostenere i livelli occupazionali, tra le quali la formazione nell’esercizio dell’apprendistato, l’alternanza scuola lavoro, le borse tirocinio formativo a favore dei giovani e le agevolazioni contributive per progetti di riduzione dell’orario di lavoro (c.d. contratti di solidarietà).  

7. INDENNITA’ PER LAVORATORI STAGIONALI, A TEMPO DETERMINATO E SPORTIVI

[Art. 10] 

In continuità con il piano indennitario, il Decreto Sostegni riconosce ulteriori importi “una tantum” pari ad Euro 2.400,00 per i lavoratori maggiormente esposti, dal punto di vista economico, alle conseguenze del diffondersi dell’epidemia da Covid-19. 

Trattasi in particolare dei seguenti soggetti:

(a.1) lavoratori stagionali, del turismo e degli stabilimenti termali, anche in somministrazione, ove sussistano i seguenti requisiti:

(i) abbiano cessato involontariamente il rapporto di lavoro nel periodo compreso tra il 01/01/2019 e il 23/03/2021 e abbiano svolto la prestazione lavorativa per almeno 30 giornate nel medesimo periodo;

(ii) non siano titolari di pensione né di rapporto di lavoro dipendente né percettori di NASpI alla data di entrata in vigore del Decreto Sostegni (i.e. 23/03/2021).

(a.2) lavoratori a tempo determinato nel settore del turismo e degli stabilimenti termali ove sussistano cumulativamente i seguenti requisiti:

(i) titolarità nel periodo compreso tra il 01/01/2019 e il 23/03/2021 di uno o più contratti di lavoro a tempo determinato nel settore del turismo e degli stabilimenti termali, di durata complessiva pari ad almeno 30 giornate;

(ii) titolarità nell’anno 2018 di uno o più contratti di lavoro a tempo determinato o stagionale nel medesimo settore di cui alla lettera a), di durata complessiva pari ad almeno 30 giornate;

(iii) assenza di titolarità, al 23/03/2021, di pensione e di rapporto di lavoro dipendente.

(a.3) lavoratori dipendenti stagionali (a tempo determinato) e lavoratori in somministrazione appartenenti a settori diversi da quelli del turismo e degli stabilimenti termali, purchè:

(i) abbiano cessato involontariamente il rapporto di lavoro nel periodo compreso tra il 01/01/2019 e il 23/03/2021;

(ii) abbiano svolto la prestazione lavorativa per almeno 30 giornate nel medesimo periodo.

(b) lavoratori intermittenti che abbiano svolto la prestazione lavorativa per almeno 30 giornate nel periodo compreso tra il 01/01/2019 e il 23/03/2021;

(c) lavoratori autonomi privi di partita IVA, non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie, titolari di contratti autonomi occasionali (articolo 2222 del codice civile) nel periodo compreso tra il 01/01/2019 e il 23/03/2021 e che non abbiano un contratto in essere il giorno successivo al 23/03/2021. Questi lavoratori, per gli stessi contratti devono essere già iscritti alla Gestione Separata INPS, con accredito di almeno un contributo mensile;

(d) incaricati alle vendite a domicilio, con reddito nell’anno 2019 derivante dalle medesime attività superiore ad Euro 5.000 e titolari di partita IVA attiva, iscritti alla Gestione Separata INPS, al 23/03/2021 e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie.

Per tali categorie, menzionate ai punti a.3) b), c) e d), la percezione dell’ una tantum è subordinata all’assenza di titolarità, al 23/03/2021, di pensione e/o di rapporto di lavoro dipendente.

(e) lavoratori dello spettacolo che abbiano: (i) almeno 30 contributi giornalieri versati al Fondo dal 01/01/2019 al 23/03/2021, con reddito derivante non superiore a Euro 75.000,00, e non titolari di pensione né di contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, diverso dal contratto intermittente, senza corresponsione dell’indennità di disponibilità; oppure (ii) almeno 7 contributi giornalieri versati dal 01/01/2019 al 23/03/2021, cui deriva un reddito non superiore a Euro 35.000,00.

(f) lavoratori dello sport ovvero di quei lavoratori impiegati con rapporti di collaborazione presso il CONI, il CIP, le federazioni sportive nazionali, le discipline sportive associate, gli enti di promozione sportiva riconosciuti dai menzionati comitati, le società e associazioni sportive dilettantistiche, che hanno cessato, ridotto o sospeso la loro attività in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da COVID-19.

Sono ricomprese anche le eventuali collaborazioni coordinate e continuative, rese da lavoratori sportivi, scadute entro la data del 30/12/2020 e non rinnovate.

In tal caso l’indennità viene erogata da parte della Società Sport Salute S.p.A. e la relativa misura varia in relazione al reddito sportivo percepito relativo all’anno d’imposta 2019:

(i) Euro 1.200, per compensi in misura inferiore ad Euro 4.000 annui;

(ii) Euro 2.400, per compensi in misura compresa tra Euro 4.000 e 10.000 annui;

(iii) Euro 3.600, per compensi in misura superiore ad Euro 10.000 annui.

Le varie indennità non concorrono alla formazione del reddito e non sono tra loro cumulabili.

Eccezion fatta per i lavoratori sportivi, la domanda va presentata entro il 30/04/2021 all’INPS.

Infine, per coloro che già beneficiano delle indennità previste dal decreto Ristori (articoli 15 e 15-bis, del decreto-legge 28/10/2020, n. 137, convertito, con modificazioni, dalla legge 18/12/2020, n. 176) pari a Euro 1.000,00 riceveranno automaticamente la nuova una tantum, senza necessità di presentare una nuova domanda. 

 

SOSTEGNO ALL’IMPRESA, AI PROFESSIONISTI E AL TERZO SETTORE

8. CONTRIBUTO A FONDO PERDUTO A  FAVORE  DEGLI  OPERATORI  ECONOMICI

[Art. 1]

Il contributo a fondo perduto si caratterizza, a differenza di analoghe misure della precedente legislazione emergenziale, per l’universalità dei beneficiari.

Vi sono ricompresi lavoratori autonomi e professionisti iscritti agli ordini, le imprese (anche le startup), tutte le partite IVA, gli enti non commerciali e del terzo settore e i titolari di reddito agrario che nel corso del 2019 hanno realizzato ricavi o compensi non superiori a 10 milioni di euro. 

Viene così superata la logica della frammentazione degli interventi di sostegno che aveva caratterizzato sia il Decreto Rilancio che i Decreti Ristori. Viene meno il riferimento ai codici Ateco, e la scissione tra fondo perduto, riservato alle imprese e l’indennità, assegnata ai professionisti. 

L’accesso alla misura è precluso sia a coloro che alla data di entrata in vigore del decreto hanno cessato l’attività sia a chi l’ha avviata successivamente. 

Sul piano oggettivo l’accesso al contributo è consentito soltanto ai soggetti che hanno subito una diminuzione dell’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi realizzati nel 2020 di almeno il 30% rispetto a quello conseguito nel 2019. La verifica di tale condizione non si applica a coloro che hanno iniziato l’attività dal 1° gennaio 2019 in avanti. 

Sulla differenza riscontrata tra il fatturato medio mensile 2019 e quello del 2020 si applica uno specifico coefficiente dimensionale, variabile a seconda del volume dei ricavi o compensi realizzati nel 2019, ovvero: 

  • 60% se esso non supera 100 mila euro; 
  • 50% se è maggiore di 100 mila ma non di 400mila euro; 
  • 40% se oltrepassa 400 mila ma non 1 milione di euro; 
  • 30% oltre 1 milione e fino a 5 milioni di euro; 
  • 20% se supera 5 milioni ma non 10 milioni di euro.

Il contributo erogabile in base ai predetti coefficienti non potrà essere inferiore ad una soglia minima di 1.000 euro per le persone fisiche e di 2.000 euro per le società e non potrà in nessun caso eccedere il valore massimo di 150mila euro.

Il contributo non  concorre  alla formazione della base  imponibile  delle  imposte  sui  redditi.

I beneficiari potranno chiedere la conversione del contributo in credito d’imposta, utilizzando il relativo ammontare in compensazione nel modello di pagamento F24.

L’ istanza va presentata esclusivamente in via telematica all’Agenzia delle entrate con  l’indicazione  della  sussistenza  dei requisiti  sopra descritti, a pena di decadenza  entro  sessanta  giorni dalla data di avvio della procedura telematica per  la  presentazione della stessa.

L’istanza  puo’  essere presentata,  per  conto  del  soggetto  interessato,  anche   da   un

intermediario delegato  al servizio del cassetto fiscale dell’Agenzia delle  entrate. 

9. FONDO AUTONOMI E PROFESSIONISTI

[Art. 3]

Viene incrementato di Euro 1.500 milioni il Fondo per i lavoratori autonomi e i professionisti previsto all’art. 1, comma 20 della Legge 178/2020 (Legge di Bilancio 2021), destinato a finanziare l’esonero parziale dal pagamento dei contributi previdenziali dovuti per l’anno 2020 da parte dei lavoratori autonomi e dai professionisti iscritti alla Gestione separata INPS o a forme obbligatorie di previdenza e assistenza. 

10. SOSTEGNO ENTI DEL TERZO SETTORE

[Art. 14]

Vengono stanziate nuove risorse pari a € 100 milioni di euro per il 2021 in favore del fondo straordinario per gli enti del terzo settore.

Il decreto legge 137/2020 all’art. 13-quaterdecies aveva previsto un fondo straordinario per il sostegno agli enti del terzo settore, con una dotazione iniziale pari ad euro 70.000.000,00 per l’anno 2021. Il fondo è stato introdotto al fine di sostenere

“le organizzazioni di volontariato iscritte nei registri regionali e delle province autonome, di cui alla legge 11 agosto 1991, n. 266, delle associazioni di promozione sociale iscritte nei registri nazionale, regionali e delle province autonome di Trento e di Bolzano, di cui all’articolo 7 della legge 7 dicembre 2000, n. 383, nonché delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale, di cui all’articolo 10 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, iscritte nella relativa anagrafe”.

 

SOSTEGNO ALLE PERSONE E ALLE FAMIGLIE

11.  REDDITO DI CITTADINANZA

[art. 11] 

Il Decreto Sostegni dispone altresì il rifinanziamento del Reddito di Cittadinanza (c.d. RdC), autorizzando per tale misura una spesa di Euro 1 miliardo relativamente all’anno 2021.

Al fine di incentivare il reperimento di un’occupazione, sono state previste specifiche tutele in caso di stipulazione del contratto a termine, finalizzate a preservare il mantenimento della misura di sostegno da parte dei soggetti beneficiati.

L’erogazione del Reddito di Cittadinanza viene infatti:

  1. mantenuta nel caso di stipulazione di uno o più contratti di lavoro subordinato a tempo determinato che comportino un aumento del valore del reddito familiare pari o inferiore a Euro 10.000,00 all’anno; 
  2. sospesa nel caso di stipulazione di uno o più contratti di lavoro subordinato a tempo determinato che comportino un aumento del valore del reddito familiare superiore a Euro 10.000,00 all’anno, senza alcuna decadenza dal beneficio. In tal caso la sospensione opererà per tutta la durata del contratto a termine fino ad un limite temporale massimo di 6 mesi.

In buona sostanza, coloro che usufruiscono del Reddito di Cittadinanza e trovano un lavoro a termine produttivo di un reddito familiare superiore alle soglie consentite (Euro 10.000,00), hanno la possibilità di bloccare la prestazione assistenziale, e al termine del rapporto di lavoro, continuare a percepire il beneficio.

12. REDDITO DI EMERGENZA

[art. 12]

Oltre all’esistenza di incentivi mirati, il Decreto Sostegni si occupa altresì di prevedere misure di sostegno a favore delle famiglie in difficoltà a causa della pandemia. Tra di esse, vi rientra il rifinanziamento del Reddito di Emergenza (c.d. REM), per Euro 1,5 miliardi nell’anno 2021, a favore dei nuclei familiari in condizioni di necessità economica, per tre quote relative alle mensilità di marzo, aprile e maggio 2021.  

Per ottenere il beneficio è necessario il contestuale possesso di tutti i requisiti di seguito elencati:

  1. residenza in Italia al momento della domanda, verificata con riferimento al solo componente richiedente il beneficio;
  2. un valore del reddito familiare riferito al mese di febbraio 2021 inferiore a una soglia pari all’ammontare del beneficio;
  3. un valore ISEE (“Indicatore della Situazione Economica Equivalente”) inferiore a Euro 15.000,00;
  4. un valore del patrimonio mobiliare familiare inferiore a Euro 10.000,00. La soglia aumenta di Euro 5.000,00:
  • per ogni componente successivo al primo (fino a un massimo di Euro 20.000,00);
  • in presenza di un componente in condizione di disabilità grave o di non autosufficienza come definite ai fini ISEE.

Come dichiarato dall’INPS, gli importi destinati alle famiglie in difficoltà a titolo di Reddito di Emergenza variano da Euro 400 fino a Euro 840 (nel caso in cui all’interno del nucleo vi sia una persona con disabilità grave) in relazione all’ammontare dell’ISEE e al numero di componenti per nucleo familiare. 

In più, per i nuclei familiari che risiedono in abitazione in locazione, la soglia del beneficio è incrementata di un dodicesimo del valore annuo del canone di locazione.

Il sussidio viene altresì esteso a soggetti che hanno terminato tra il 01/07/2020 e il 28/02/2021 l’indennità NASpI e Discoll, con ISEE inferiore a Euro 30.000,00.

Il sussidio non viene invece riconosciuto nei confronti di quei soggetti che:

  1. hanno un contratto di lavoro dipendente (fatta eccezione per il lavoro intermittente con assenza di indennità di disponibilità) e/o di collaborazione coordinata e continuativa;
  2. ricevono la pensione, indipendentemente dall’importo erogato. Discorso analogo per l’assegno sociale. L’unica eccezione è rappresentata dall’assegno di invalidità;
  3. percepiscono o hanno percepito una delle indennità di cui all’articolo 10 del presente Decreto Sostegni (Indennità per i lavoratori stagionali del turismo, degli stabilimenti termali, dello spettacolo e dello sport);
  4. percepiscono il Reddito di Cittadinanza.

La domanda deve essere presentata entro il 30/04/2021 all’INPS.

 

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