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– Novembre 2023 –

a cura di Filippo Capurro

LA PRONUNCIA

Cort. App. Roma 17/03/2023 n. 1119, Pres. Rel. Nettis .

IL PERIMETRO

La sentenza affronta la distinzione tra il contratto di agenzia e rapporto (atipico e innominato) di procacciamento d’affari. Si tratta di un indagine non sempre facile.

RIFERIMENTI NORMATIVI

Art. 1742 c.c.; Accordi Economici Collettivi.

I “PASSAGGI” SALIENTI

Si legge nella pronuncia:
“Va premesso che “i caratteri distintivi del contratto di agenzia sono la continuità e la stabilità dell’attività dell’agente di promuovere la conclusione di contratti in una zona determinata per conto del preponente (art. 1742 c.c.), realizzando in tal modo con quest’ultimo una non episodica collaborazione professionale autonoma, con risultato a proprio rischio e con l’obbligo naturale di osservare, oltre alle norme di correttezza e di lealtà, le istruzioni ricevute dal preponente medesimo; invece il rapporto del procacciatore d’affari si concreta nella più limitata attività di chi, senza vincolo di stabilità ed in via del tutto episodica, raccoglie le ordinazioni dei clienti, trasmettendole all’imprenditore da cui ha ricevuto l’incarico di procurare tali commissioni; mentre la prestazione dell’agente è stabile, avendo egli l’obbligo di svolgere l’attività di promozione dei contratti, la prestazione del procacciatore è occasionale nel senso che dipende esclusivamente dalla sua iniziativa (…). Ne consegue che il rapporto di agenzia e il rapporto di procacciamento di affari non si distinguono solo per il carattere stabile del primo e facoltativo del secondo, ma anche perché il rapporto di procacciamento d’affari è episodico, ovvero limitato a singoli affari determinati, è occasionale, ovvero di durata limitata nel tempo ed ha ad oggetto la mera segnalazione di clienti o sporadica raccolta di ordini e non l’attività promozionale stabile di conclusione di contratti”.”

OSSERVAZIONI

La distinzione tra i due istituti sta diventando nel tempo di crescente importanza, dato che il nostro sistema economico è sempre più intermediato.
Inutile girarci intorno: solitamente l’ENASARCO, negli accertamenti ispettivi, presta attenzione principalmente all’entità delle provvigioni quale indice che reputa essere il più eloquente sul requisito della “stabilità”.
Tuttavia occorrerebbe prestare attenzione al fatto che l’assenza di stabilità sta prima di tutto nell’assenza di un impegno negoziale in tal senso (che ovviamente sia coerente con il concreto atteggiarsi del rapporto), tale per cui la segnalazione degli affari dipenda esclusivamente dall’iniziativa e dalla “voglia” del procacciatore.

PRECEDENTI

Cass. 12/02/2016; Cass. 28/08/2013 n. 19828; Cass. 24/06/2005, n. 13629.